targa-marmo-danteNel 1311, Dante, ospite dei Conti Guidi a Porciano, scrisse una lettera all’imperatore Arrigo VII, appena arrivato in Italia, e una agli “scelleratissimi” fiorentini, facendo indispettire la Signoria che inviò un ambasciatore con armigeri a Porciano per arrestare l’esule guastafeste.

I Guidi consigliarono al Poeta di fuggire, e Dante, travestito e incappucciato, si salvò per un pelo. Scendendo verso Stia, incontrò i gendarmi fiorentini che salivano per condurlo a Firenze e che gli domandarono se al castello dei Guidi si trovasse Dante: “Quando, io v’èra, ei v’èra” fu la sibillina risposta del poeta, che ingannandoli senza mentire, poté continuare la sua strada.

Curiosità

Nei pressi del castello un tempo si poteva sentire l’“eco di Porciano” che ripeteva un endecasillabo (forse la cassa di risonanza era proprio la torre, allora vuota all’interno per i crolli sopravvenuti nel tempo) e si stanno facendo ricerche per capire se - spostandosi negli immediati dintorni del castello - si possa ancora percepirne il suono ; e inoltre nelle vicinanze, secondo la tradizione, vi è sepolta una preziosa, introvabile, campana: come recita la filastrocca “A Porciano in Casentino – tra una fonte ed uno spino – c’è una campana d’oro fino – che vale tutto il Casentino”.

Rassegna stampa
"Toscana qui" - Marzo-Aprile 2008 - articolo di Maria Novella Batini

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